mercoledì 8 marzo 2017

Diario di uno sviluppatore di videogiochi all'estero


Scrivo questo post per annunciarvi che sto per partire. Si lascia l'Italia, a tutta dritta verso l'Inghilterra per realizzare il mio sogno! Brexit non mi fai nessuna paura, sono pronto! Che poi, che volete che sia, mica minacciano di chiudere le frontiere e rispedire tutti a casa come in America, no? No??






Ebbene si, dopo mesi e mesi di porte in faccia e colloqui a metà, ero arrivato allo stremo, pronto ad appendere la tastiera al chiodo e a rassegnarmi a fare altro (vedi post precedente). Eppure, qualcuno ha voluto credere in me e ridarmi la speranza. Con grande gioia vi comunico che sono stato assunto da Freejam Games, società inglese situata nella cittadina di Portsmouth, proprio dentro agli studi di Climax. Capitanata da Sebastiano Mandalà, veterano nell'industria videoludica (vedere Linkedin per credere), Freejam è famosa per il suo Robocraft, un gioco multiplayer arena free-to-play in cui è possibile costruire il proprio robot personalizzato e scatenare l'inferno online contro altri giocatori.
Cosa farò io in Freejam, quindi? Mi hanno detto che gli si è rotta la macchinetta del caffè e che gli italiani lo fanno bene, quindi... no, scherzi a parte, sarò un fiero Unity game developer, con tanto di pizza e mandolino! Un sogno che si avvera quindi, dato che il mio sogno è sempre stato quello di fare videogiochi. Anche se, a dirla tutta, non è la prima volta che trovo lavoro nel settore videoludico, come ben sapete. Come? Non sapete?! Ma bastava dirlo! Sta per partire il pippone sulla mia storia personale! Eccolo che arriva in 3, 2, 1...

Era il lontano 25 Giugno 1988 e nella piccola Casale Monferrato veniva alla luce Marco Malavasi, soprannominato Malo dal gran duca del Monferrato. Ovviamente sto scherzando, va bene il pippone ma non esageriamo con la longevità. Che poi il soprannome Malo me lo diede il mio allenatore di pallacanestro alle superiori perchè non ne mettevo dentro una manco a pregare, ma questa è un'altra storia.
Sarò breve, avete presente i giovani nerd chiusi nella loro cameretta con il Commodore che all'età di dieci anni già stavano programmando il loro primo videogioco in Basic? Ecco, io NON ero uno di quelli. Io semplicemente amavo i videogiochi, ma ci giocavo solo dagli amici. Perchè? Perchè i miei non me li compravano, a quanto pare mi avrebbero distratto dallo studio e rincoglionito. Che poi, alla fine, sono venuto su rincoglionito uguale, quindi tanto valeva. A forza di insistere comunque arrivò il GameBoy, quando tutti già erano a due generazioni di console dopo, ma da lì in poi hanno capito che ai videogiochi ci avrei giocato comunque, quindi hanno ceduto. Fu proprio in quegli anni passati a giocare dagli amici, che pensavo continuamente: un giorno sarete voi a giocare ad un videogioco fatto da me, non io che dovrò sempre venire da voi a giocare! Muahahahaha!
Così, scoprii programmi come RPG Maker (grazie Simo) e Game maker, con cui iniziai a sperimentare. Perlopiù giochi stupidi e senza senso, ma ognuno si diverte a modo suo. Poi, capii che non era sufficiente, che si poteva fare di più. Ma come? Bisognava imparare a programmare!
Mollai il liceo scientifico, con cui avevo un pessimo rapporto (ancora non mi spiego a cosa servano cinque anni di latino, ma va beh) e cambiai scuola diventando perito informatico. Non contento, decisi di intraprendere ben tre anni di laurea in Informatica, seguiti da altri due di specialistica. Quando uno ci tiene a farsi del male va fino in fondo, è così.
Dopo la laurea ero pronto: aziende di videogiochi preparatevi, sto arrivando! E ci arrivai davvero. Per un anno lavorai per una startup di videogiochi mobile qui in Italia, chiamata Ketchapp. Ora sono falliti e non esistono più (si, via con le battute sul fatto che sono stato assunto lì e poi il posto ha chiuso). Un cambio di rotta nella mia vita mi ha portato a Trieste, dove putroppo di videogiochi neanche l'ombra, e quindi per guadagnarmi da vivere ho sviluppato software ingegneristici in Java (lo so, lo so, ma meglio che fare applicativi per le banche....).
Pur di non mollare la carriera videoludica ho continuato a fare videogiochi con un amico, con cui ho fondato PajamasTeam. Tuttavia il tempo dopo il lavoro per fare giochi era poco, e alla fine la cosa è andata scemando, così come la mia speranza di tornare a lavorare nel settore.

Alla fine però eccoci qui. Le cose sembrano essersi rimesse in moto nel modo giusto, poco importa come andrà questa nuova avventura, alla fine sarà stata comunque un'esperienza. Si dice così, no?
Per citarvi un mio maestro di arti marziali: "Siamo fighters e combatteremo anche questa battaglia". Ora immaginatemi con la barba e le sette stelle di Hokuto tatuate sul petto alla "Ken il guerriero" mentre spicco il volo con un calcio rotante dritto dritto verso l'Inghilterra. Uattàaaaaaaaa